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Premessa
Con
la "Retrospettiva Mostre Nazionali di Fotografia
Artistica" di Dalmine, il C.F.M. ha voluto riproporre
all'attenzione del pubblico le fotografie premiate durante le varie
edizioni, ripercorrendo assieme la storia di questa mostra, a oltre
50 anni dalla prima edizione, avvenuta nel 1939.
Un
grosso merito va ai promotori della 1° edizione, nata in un periodo
storico molto delicato e in particolare al Gruppo Culturale Sez.
Fotografica Dopolavoro Aziendale Dalmine al Comitato Ordinatore e
alla Presidenza del D.A.D. e a tutte le persone che durante le varie
edizioni si sono adoperate per la buona riuscita della mostra
stessa.
Inoltre
non va dimenticato che buona parte dei fotografi partecipanti sono
diventati in seguito dei grandi della fotografia italiana, a
dimostrazione dell'alto livello raggiunto dalla fotografia
amatoriale italiana che trovava e trova nella F.I.A.F. il suo
momento aggregante più qualificato nel tempo.
Un
ringraziamento per aver contribuito alla realizzazione di questa
mostra va al Circolo aziendale Dalmine ( materiale fotografico);
Roberto Fratus (materiale fotografico); Claudio Castelli (cataloghi
mostre 1939-1942); Luigi Erba (recensione critica e storica).
La
copia di tutte le fotografie fanno parte dell'Archivio C.F.M.
Mario
Colombo
Frammenti
di una storia
Varato
nel 1939 il Premio Dalmine si protrasse fino al 1961, anche se la
raccolta ne documenta i due estremi 1939-1942 e 1954-1961 .
Anni
molto importanti, che vedono come protagonisti elementi come
Cavalli, che teorizzava nuove estetiche formali e produceva i suoi
spazi metafisici.
Nel
1942, a testimonianza di una vibrante vistosità del mondo
fotoamatoriale, usciva proprio a Bergamo edito dall'Istituto Arti
Grafiche il volume"Otto fotografi d'oggi" curato da
Finazzi, dove troviamo lo stesso autore e, tra gli altri, Leiss,
Balocchi, Cavalli e Vender che avevano assiduamente partecipato al
premio in oggetto.
La
seconda parte della mostra (1954-1962), si intravede attraverso la
campionatura del Premio, il dibattito allora sul tappeto tra
"formalisti" e "realisti": i primi che avevano
superato il valore della cosa rappresentata, i secondi che, vicini
alle esperienze del cinema neorealista, assegnavano al documento
oggettivo un potenziale indicatore sociologico, ben rappresentati
dalle correnti espresse dal Circolo "La Bussola" di
Milano, "La Gondola " di Venezia, e l'"Unione
Fotografica di Milano".
Per
arrivare poi ad una visione più labile e intensa attraverso le
fotografie di Monti, Berengo Gardin, Roiter, Del Tin, Donzelli, che
conosciamo tutti, e che si inseriscono in questa intricata
ragnatela.
Teniamo
presente solo alcuni temi del dibattito: fotografia pura non
contaminata con il reale, realismo a tutti i costi, trasfigurazione
della realtà in modo soggettivo.
E'
in questa tela o meglio ragnatela che doveva arrivare ... la mosca:
"l'uomo nuovo della fotografia" come disse Paolo Monti
alla Mostra di Castelfrancoveneto nel 1955: Mario Giacomelli.
L'arrivo
di Giacomelli, che in questo premio troviamo con le sue opere
iniziali, azzera il problema: è una intuizione esistenziale che ha
profonde radici nell'Espressionismo.
A
questo punto valgono più le parole di un suo biografo e critico,
Enzo Carli: "Tra intuizioni estetica e impegno sociale, Mario
Giacomelli raccoglie dunque, in questo periodo, le capacità
espressive della fotografia e la sente come strumento congeniale con
il quale trasformare la realtà e riproporla intrisa, filtrata dalle
sue angoscie, pulsioni ricordi.
Coglie
gli umori e le contraddizioni di un clima culturale e intellettuale
in trasformazione, il passaggio dal formalismo al neorealismo,, alla
nuova oggettività: avverte la complessità delle situazioni in cui
versa la fotografia lacerata tra il messaggio verista, teso
all'analisi del sociale con intenzioni culturali e il messaggio
della fotografia soggettiva, tesa alla liberazione della
fantasia".
Luigi
Erba
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